chi eri?

Una sola cosa non riesco a perdonarti: la rabbia. La rabbia con cui mi hai costretto a cacciarti dalla mia vita, dalla mia pelle, dai miei ricordi. Ho preso un paio di forbici e ho dato un taglio netto.

Ho separato la donna che sei dalla donna che ho amato. Ho detto addio alla prima. Ho cancellato la seconda.

È stato un addio rumoroso, gridato. Eppure trattenuto. Un addio fatto anche di parole non dette. Di segnali indiretti. Di sguardi mancati. Un “me ne vado”, così, nel silenzio assordante di una sconfitta. Come quando si conclude una guerra. Urla e frasi dette ma non pensate o pensate per ferire. Probabilmente non esistono finali sussurrati in pace. Probabilmente ogni amore quando finisce fa un gran frastuono.

I tuoni di “basta così”.

Ti perdono ogni cosa. Però la rabbia quella proprio no. Vorrei non sentirla. Vorrei non sentirti. È l’unica cosa che mi lega a te, ormai. Rabbia per il tempo perso. Per essermi smarrito. Rabbia per l’ennesimo muro. Il silenzio. Per l’ennesimo odio sputato senza capire il perché. Per la diffidenza. Per la delusione. I continui sblocchi e blocchi. La delusione. Anche quella non ti perdono. Ho provato a darti ciò che volevi, ma come potevi solo chiedere in quella situazione.

Sono stato più uomo. Più attento. Più dolce. Più sensibile. Solo.

E mentre tentavo disperatamente di mancare a te, mancavo a me stesso. Flirtavo con persone di cui non mi interessava nulla pur di avvicinarti. Vorrei darti la colpa di tutte quelle volte in cui ti ho permesso di non avere rispetto per me, di tutte quelle volte in cui mi sono addormentato in un letto vuoto, delle colazioni da solo e delle lacrime che nessuno mi ha mai asciugato. Del mio interrogarmi sulla gelosia mentre non solo stavi con un altro, ma facevi di tutto per farmi diventare un pazzo paranoico. Malato. Ma la verità è che sto ancora cercando di perdonarmi per tutte le mancanze che ho avuto nei miei stessi confronti, preso com’ero a perdonarti le tue. Quando ho scoperto che avevi già una persona “since 2018” ho sentito i nostri ricordi andare in frantumi. Le nostre canzoni perdere di significato. Mi abituerò a tutto quanto all’idea delle tue bugie, alle assenze, alla solitudine, al tempo che mi hai rubato. Alla psicoterapia. Alla cattiveria. Ma al fatto che in realtà tu non sia mai esistita, a quello no. Perché mi fa sentire smarrito. Vuoto. Che fine ha fatto tutto l’amore che ti ho dato? Chi sei davvero? Chi ho amato? Chi ero quando mi stringevi tra le tue braccia? Chi ero quando bastava sentire il tuo nome per ridere, sfiorarti la pelle per sentire che avevo un posto meraviglioso nel mondo.

Chi eri quando mi scrivevi contratti d’amore eterno? Come è possibile essere così chiusi.

Ero sicuro che nonostante tutto ci fosse stato qualcosa di irripetibile. Meraviglioso , profondo ed unico, come quel primo bacio. Mi sbagliavo. Dio se brucia.

Come farò a fidarmi ancora? A capire se è amore? Tutto è finzione e film già interpretati.

A te, Luigi

Ci sono momenti in cui ti manca tutto: le attenzioni importanti, la semplicità, i gesti quotidiani che rendono felici.

Le tue cose, quelle piccole: amare in due, ridere a crepapelle, fare il bagno a mezzanotte.
Ma ci sarà un nuovo inizio per ogni vuoto che t’impedisce di respirare, per tutte le volte che ti sei sentito invisibile, per la stanchezza che a volte ti fa scordare quanto vali, per quegli occhi lucidi.


Ci sarà di nuovo il sole. E la primavera.
E tornerai a sorridere di sorrisi veri.
E sentirai la felicità esploderti dentro, come in quei lunghi viaggi in macchina in cui non vorresti mai arrivare a destinazione, in cui ogni tramonto è un regalo e ogni canzone un’emozione.
Tornerai a sentirti vivo. E bello.

Di una bellezza prepotente, fatta di dettagli.
Del tuo sentirti unico, così come sei. Con i tuoi affetti protetti, come un leonessa con i cuccioli.
E vestirai i tuoi difetti con una nuova sicurezza.
Quella che arriverà il giorno in cui ti innamorerai di nuovo di te.


Del tuo sguardo non più triste.
Delle tue imperfezioni.
Delle tue fragilità. E della tua forza.
Che è sempre stata lì.
Ma non la vedevi.