Cosa vogliono gli uomini?

Jean-Paul Sartre lo aveva spiegato con una formula brillante, ma l’idea era ben più antica, risaliva al Rinasimento. L’uomo è l’essere la cui esistenza viene prima dell’essenza, aveva scritto il filosofo francese. Più o meno la stessa idea di Giovanni Pico della Mirandola, il grande umanista italiano, quando aveva celebrato la nostra libertà di scegliere chi vogliamo diventare. In questo immenso universo che ci circonda, scriveva, ogni cosa sembra possedere una natura propria da cui è determinato. È nella natura del leone cacciare ed è nella natura della gazzella fuggire.

Inutile pretendere da loro comportamenti diversi. L’essere umano è invece libero di determinarsi: potrà vivere la vita di una pianta se si accontenterà di nutrirsi e dormire, o quella di un animale, se si asservirà ai suoi istinti più brutali. Ma può anche altro. Era quello che intendeva appunto Sartre: non abbiamo un’essenza fissa che ci determina; sarà l’esistenza, la vita che sceglieremo di vivere, le decisioni che prenderemo a rivelare chi siamo. È una sfida appassionante e spaventosa allo stesso tempo.

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