In metro

Nella mia testa, questa ragazza si chiama Evelyn e sta per prendere la metro per rivedere dopo mesi il suo ex. Ma perché è cosi dura dimenticare il proprio ex? Una sua amica le ha detto che succede a tutti, donne e uomini.

Ha detto che essere tristi dopo la rottura, neanche ti fossi ubriacato malissimo e’ normale. È un periodo che ti spezza non solo il cuore e ti rincretinisce. Lui/lei non è solo nella tua testa. Influisce sul cervello e sul corpo. Perché l’idea di quello che era non va via. E’ ovunque.

E’ nelle canzoni che vi siete dedicati e che ora il mondo ha deciso di mettere così a caso. E’ nelle piccole cose che facevate insieme e che ora fai da solo. E’ nella galleria del telefono quando cerchi qualcosa.

Evelyn sa che serve tempo per guarire e rimanere amici è una pessima idea. «Se smettessi di bere alcol, non terresti mai una bottiglia di alcol sul tavolo.

Evelyn è ferma immobile proprio per quello. Forse lei non ha mai smesso di aspettarlo. Ha preso lo smartphone e ha aperto la nota che aveva scritto tempo prima e che voleva inviargli ma per orgoglio non ha mai fatto. “Vaffanculo per avermi illuso” – “Vaffanculo per per essere entrato nella mia vita, avere messo tutto in disordine ed essere andato via”

Vaffanculo perché mi ero fidato di te. Vaffanculo per avermi fatto sentire speciale. Vaffanculo per aver dato ad altri quello che meritavo io.” Vaffanculo per essere andato con lui nei nostri posti speciali”. “Vaffanculo per il tuo silenzio”. “Vaffanculo perché hai dedicato una nostra canzone.

Evelyn ha guardato il cartello verticale delle fermate della metro e ha visto di colpo che la fermata “felicità” era nella direzione opposta a quella del suo ex.

Ha pensato a come ci si è innamorati in fretta e a tutti i momenti felici.

Ha visto il suo riflesso nello schermo dello smartphone e ha incontrato i suoi occhi tristi.

Evelyn ha inviato un messaggio al suo ex ed è uscita dalla metro. “Mi manchi, non puoi sapere quanto, ma quello che mi manca credo non esista più. Grazie, perché dopo tutto questo dolore, ho capito di essere forte. Dannatamente forte. Ho capito cosa vorrei e la natura distopica e malata di questo attaccamento, che ha radici profonde e non ancora risolte. Grazie per avermi permesso di conoscermi meglio.>>

Prossima fermata: me stesso.

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