Una dieta per la mente 🙂

Martin Hansen: Quelle… [Le allucinazioni] be’ hai capito… se ne sono andate?

John Nash: No, non se ne sono andate e forse non se ne andranno mai. Ma io mi sono abituato a ignorare loro e, forse, come risultato loro hanno abbandonato me. Credi che sia così coi nostri sogni e i nostri incubi, Martin? Dobbiamo continuare ad alimentarli perché restino in vita?

Martin Hansens: Però sono cose che ti perseguitano.

John Nash: Sono il mio passato, Martin. Tutti sono perseguitati dal passato.

ed è arrivato il momento di cancellare ogni cosa.

sensibili

Essere una persona sensibile vuol dire percepire un tono di voce distante durante una telefonata, riconoscere l’ansia, la paura e la tristezza nella faccia degli altri.

Essere sensibile vuol dire fare caso a tutto, e con “tutto” intendo veramente qualsiasi cosa: un fiore sconfitto dal vento, un cane solo, un colore diverso del cielo, un sorriso più sentito, una parola colorata in mezzo a tante parole anonime. Un complimento, un’offesa.

Essere sensibili vuol dire vivere dieci, cento, mille vite ogni giorno. Quando sei sensibile non puoi fregartene, farti gli affari tuoi, lasciar perdere. Chi è sensibile, se sa di aver ferito qualcuno si tortura per ore ed ore pensando alla sensazione che gli ha fatto provare.

Chi è sensibile dura una fatica immensa.

Si dovrebbe aver cura di chi è sensibile, potrebbe morire per una carezza in meno, per una parola d’odio in più.