L’ultimo cuore

L’ULTIMO CUORE…

Era l’ultimo rimasto, quello a cui tenevo di più.
Era il cuore che era stato amato più di tutti gli altri nel corso della mia vita, l’unico che avesse battuto all’unisono con un altro.

Poi quell’altro cuore aveva smesso di battere, così, da un momento all’altro, come se fosse troppo stanco per continuare.

Il mio cuore aveva tentato di farla finita.
Si era messo d’impegno e aveva cominciato a perdere colpi, a rallentare e accelerare come un pazzo, a voler a tutti i costi scoppiare.

Avevo cercato di farlo ragionare, di parlare con lui, ma non c’era stato niente da fare.
Il mio cuore si ero chiuso a riccio, determinato più che mai a lasciarsi morire.

Quando non riuscii più a tenerlo sotto al petto, decisi di assecondare la sua volontà.
Avremmo fatto calare il sipario insieme, entrambi sul palco a ricevere gli applausi e gli immancabili fischi che il nostro pubblico ci avrebbe riservato.

Poi, una volta spente le luci in sala, non ci sarebbe rimasto che chiudere gli occhi e addormentarci, fianco a fianco come due vecchi amici.

Quando entrai nella stanza dei cuori infranti, loro dormivano tranquilli, condannati allo stesso sonno eterno nel quale sarei sprofondata anch’io tra qualche minuto.

Riposi con cura l’ultimo cuore sulla mensola, vicino a “quello mangiucchiato” e sotto a quello trafitto dalla freccia.

  • Buon viaggio amico mio – gli dissi.
    Lui sorrise.
  • Hai finito di soffrire – aggiunsi.
  • Anche tu – disse lui.

Già, tra qualche minuto anche la mia sofferenza avrebbe avuto fine.

  • Magari ci rivediamo da qualche parte – dissi.
  • Non credo. Questa è davvero la fine.
  • Lo so.

Sospirai, poi feci un passo indietro.

  • Grazie – dissi all’ultimo cuore.
  • E di che?
  • Di avermi fatto provare l’amore.
  • Sono io che devo ringrazia te – disse lui.

Aggrottai la fronte.

  • Se tu non avessi combattuto come una guerriera per rendere possibile un amore che tutti reputavano impossibile, io non avrei mai battuto all’unisono con un altro cuore. E avrei vissuto una vita a metà.

Annuii, e con la voce rotta dal pianto, dissi: – Buonanotte.

  • Buonanotte.

Poi mi addormentai, e quando mi risvegliai, incredula, mi resi conto di avere ancora un cuore sotto al petto.
Batteva e sorrideva, il mio cuore, e si guardava intorno incredulo almeno quanto me.

  • Che è successo? – gli chiesi.
  • Non lo so. Chiedilo a lui…

Alzai lo sguardo e, di fronte a me, vidi un tizio con un camice bianco che mi piacque all’istante.

Era seduto sul ciglio del letto sul quale ero distesa, e quando si rese conto che ero sveglia mi disse: – Bentornata.
Io non risposi, ma sentii il mio cuore accelerare.

Scoppiai a piangere.

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