Chain of memories

Per me, “5 cm al secondo” non rappresenta l’immagine fallita di un amore. Da un romantico incallito, ho pianto e sono stato frustrato per il suo finale. Credevo ancora nell’idea di una persona unica che potesse salvarmi da questo mondo freddo. La suspense del film mi ha quasi straziato e, alla fine, la frustrazione mi ha fatto scaturire lacrime di rabbia. Perché qualcuno dovrebbe realizzare un film così crudele? Ho riflettuto su me stesso e sono rimasto sorpreso e arrabbiato, mescolando la rabbia del passato con un’altra frustrazione: quella delle mie storie d’amore fallite, dei tentativi infruttuosi di mantenere persone importanti nella mia vita, sfidando ogni avversità e buon senso, e fallendo miseramente. Più mi faceva male e più volevo dimostrare di poter farcela. Ho perso persone che amavo e a volte mi sdraio a letto faticando a ricordarle, perché… Leggi tuttoChain of memories

Chissà se ne ridi

non arriva neanche un po’ di musica quando qui manchi tu. “Perché a volte è così. Sarà anche un giorno di Dicembre, sarà anche che fuori senti i bar fare rumore ma il tuo unico interesse è scrivere sul bordo di una finestra appannata. Un cuore. Ogni volta ti sorprendi di quanto può far male. Per un paio di canzoni. Solo per cantare un po’. Circondarsi di persone sbagliate e poi rimanerne imprigionato, trasformare l’energia in odio, l’odio in supplica, la supplica in un silenzio stanco e pieno. Guardarsi indietro e sperare di non aver fatto, magari inconsciamente, lo stesso male subito. E se così fosse, sperare di poter chiedere scusa e grattarsi via di dosso tutto lo sporco della cattiveria. Raccontare se stessi è raccontare gli altri: chi hai incontrato e chi avresti voluto conoscere. E a volte perdersi…. Leggi tuttoChissà se ne ridi

Learn to walk again

A million miles awayYour signal in the distanceTo whom it may concernI think I lost my wayGetting good at starting overEvery time that I return Un milione di miglia di distanzaIl tuo segnale in lontananzaA chi può interessareCredo di aver perso la mia stradaSono bravo a ricominciareOgni volta che torno I’m learning to walk againI believe I’ve waited long enoughWhere do I begin?I’m learning to talk againCan’t you see I’ve waited long enoughWhere do I begin? Sto imparando a camminare di nuovoCredo di aver aspettato abbastanzaDa dove comincio?Sto imparando a parlare di nuovoNon vedi che ho aspettato abbastanzaDa dove comincio? Do you remember the daysWe built these paper mountainsAnd sat and watched them burnI think I found my placeCan’t you feel it growing strongerLittle conquerors Ti ricordi i giorniChe abbiamo costruito queste montagne di cartaE ci siamo seduti a guardarle… Leggi tuttoLearn to walk again

paradosso di Grelling

Il paradosso di Grelling fu proposto dal logico e filosofo tedesco Kurt Grelling nel 1908. Gli aggettivi che si descrivono da soli sono detti autologici (MAIUSCOLO ad esempio). Gli aggettivi che non si descrivono da soli sono detti eterologici (giallo ad esempio). Perciò un qualunque aggettivo sarà eterologico o autologico. Il paradosso sorge se ci soffermiamo sull’aggettivo eterologico; infatti questo termine è eterologico o autologico? Se l’aggettivo eterologico fosse autologico, per la definizione di autologicità si dovrebbe riferire a se stesso, e quindi dovrebbe essere eterologico. Se invece l’aggettivo eterologico fosse eterologico, per la definizione di eterologicità non si dovrebbe riferire a se stesso, e quindi dovrebbe essere autologico. In entrambi i casi si ha una contraddizione, perciò l’aggettivo eterologico è autologico se e solo se è eterologico.