
Ci sono partite che fanno male.
Quelle in cui dai tutto, ti prepari, ci credi davvero… e poi il punto finale va dall’altra parte della rete, oppure l’arbitro sbaglia proprio quando non doveva.
Dopo una sconfitta così ti viene da pensare: “se avessi fatto quel muro…” “se non avessi sbagliato quella battuta…” “se mi fossi buttata un secondo prima su quel pallone…” “Se non avesse fischiato”
La maglia sudata, il viaggio in macchina verso casa senza dire una parola.
Adesso brucia. E deve bruciare. Se non bruciasse, vorrebbe dire che non vi importava davvero.
Ma forse le partite più importanti non sono quelle che vinci. Sono quelle che ti fanno entrare nel deserto.
Perché nello sport, come nella vita, arriva sempre un momento in cui scopri che l’impegno non garantisce il risultato. A volte fai tutto giusto e perdi lo stesso. A volte qualcuno decide per te. E lì hai due possibilità: uscire dal campo cercando scuse… oppure attraversare quel deserto e diventare più forte.
I campioni non sono quelli che non perdono mai. Sono quelli che, dopo una sconfitta, tornano ad allenarsi con ancora più fame.
Ogni lacrima dopo una partita persa, ogni silenzio nello spogliatoio, ogni delusione che senti oggi… sta costruendo qualcosa che una vittoria facile non avrebbe mai potuto insegnarti.
Se il deserto deve arrivare, allora attraversalo fino in fondo.
Perché un giorno guarderai indietro e capirai che quella partita, quella sconfitta non ti ha tolto qualcosa.