Infinito

Ci sono poesie che studi, e poi ci sono poesie che ti succedono.
Per me, L’infinito di Giacomo Leopardi è stato entrambe le cose, ma non nello stesso momento.

La prima volta l’ho letto come si leggono tante cose a scuola: cercando di capire, di interpretare, quasi di “risolvere” il testo. La siepe, il colle, gli spazi interminati… tutto chiaro, tutto spiegato. Eppure, a essere onesto, non mi aveva lasciato molto. Era bello, sì. Ma distante.

Poi è tornato. Non perché dovessi studiarlo, ma perché ne avevo bisogno.

Mi ricordo esattamente il contesto: un periodo in cui avevo la testa piena, troppe decisioni, troppi pensieri che giravano senza fermarsi mai. E in mezzo a quel rumore, mi è tornato in mente quel passaggio sul silenzio, sugli spazi che la mente costruisce quando non vede più.

Ed è lì che ho capito una cosa che prima mi era sfuggita: L’infinito non parla dell’infinito. Parla di quando ti fermi.

Quella siepe, che a scuola sembrava solo un elemento del paesaggio, improvvisamente è diventata qualcosa di molto più familiare. È il limite che incontri ogni giorno: quando non riesci a vedere oltre una situazione, quando non hai tutte le risposte, quando sei costretto a rallentare.

E invece di essere un ostacolo, diventa uno spazio. Uno spazio mentale.

Leopardi, in fondo, descrive esattamente quel momento in cui smetti di forzare e inizi a immaginare. Non perché vuoi scappare dalla realtà, ma perché accetti che non tutto è controllabile. E lì succede qualcosa di strano: il pensiero si allarga, respira.

La parte che oggi mi colpisce di più non è nemmeno l’inizio, ma il finale. Quel “naufragare” che da giovane tendevo a leggere come qualcosa di drammatico.

Adesso lo leggo diversamente. È più simile a quando molli la presa. Quando smetti di voler gestire tutto e, per un attimo, ti lasci andare. Non è una sconfitta. È una forma di lucidità.

Se devo essere sincero, non credo più che esista “la miglior poesia” in senso assoluto. Ma credo che L’infinito abbia qualcosa che poche altre hanno: arriva quando sei pronto, come tante cose della vita.

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