Lo splendore della disobbedienza

antigone

Prendi tua figlia, portala a Siracusa, siediti sui gradoni del teatro greco e insegnale lo splendore della disubbidienza. E’ rischioso ma è più rischioso non farlo mai.

Grabriele Romagnoli, dall’articolo “Cercasi Antigone per la Rivoluzione”, Vanity Fair del 5-06-2013, pag. 74

“Antigone”, disse sua sorella”Ti uccideranno”. “In qualche modo dovrò pur morire”, disse Antigone sempre rivolgendole le spalle. “Dovrò passare molto più tempo da morta che da viva”. “Sei pazza”, le disse la sorella.” E mi fai paura. Ma giuro. Non racconterò a nessuno quello che stai per fare”. L’affermazione fece girare la sorella minore per guardare di nuovo la maggiore negli occhi. ” URLALO PURE CON TUTTA LA VOCE CHE HAI!”, strillò.” NON MI IMPORTA CIO’ CHE DICI. NON MI IMPORTA CIO’ CHE CREONTE DICE. NON MI IMPORTA CIO’ CHE DICE LA GENTE, NON MI IMPORTA DI NESSUNO.”

Da “La storia di Antigone raccontata da Ali Smith” , 2011, Gruppo editoriale L’Espresso. Illustrazioni di Laura Paoletti.

Quando  mi chiedono perché ho chiamato mia figlia primogenita Antea non dico mai la verità perché temo di apparire troppo intellettuale radical chic, di fare la figura della snob (che non sono) e quindi rispondo delle ragioni che sono più o meno vere , ma che non sono LA ragione principale. Dico che l’ho scelto perché è un nome raro e originale ma al tempo stesso semplice e dolce, perché l’etimologia richiama la parola greca che significa “fiore” (anthos), perché il nonno paterno si chiama Antonio e i due nomi hanno la stessa radice, perché all’Università avevo una compagna di studi che ho poi perso di vista che si chiamava così ed era bellissima e intelligentissima. Ma la verità è che mia figlia si chiama così perché circa 2500 anni fa un tragediografo, Sofocle, ha reso immortale uno dei personaggi della mitologia greca più affascinanti: Antigone. Dicevano i latini che nel nome c’è il nostro destino (“nomen est omen”) ma non auguro di certo il destino di Antigone ad Antea: figlia di Edipo, che si cava gli occhi quando scopre di aver amato la madre, Antigone si oppone al divieto imposto dallo zio Creonte di seppellire il corpo del fratello Polinice che doveva giacere, privo di dignità e pietà umana, in pasto alle carogne e agli uccelli rapaci, perché si era opposto al fratello Eteocle, usurpatore del trono tebano. La ribellione di Antigone ad una legge iniqua, che va contro la legge di natura di dare degna sepoltura ai morti, le costerà la vita. Nel nome di mia figlia, così come in quello di Antigone, c’è questa parola: “anti”, questo seme di ribellione e di anticonformismo che spero germogli perché, come scrive Romagnoli nel suo articolo:

Tutte le istituzioni, per prima la famiglia, insegnano ai bambini il valore dell’obbedienza. Antigone insegna quello della disobbedienza. L’obbedienza porta un premio, la disobbedienza un castigo. Richiede coraggio, spirito di sacrificio, idealismo. Ma è la disobbedienza lo strappo che consente alla storia di avanzare sul solco della giustizia e non in quello della volontà di un qualunque governante.

Ecco perché mia figlia l’ho chiamata Antea: perché volevo che il nome le trasmettesse, per “osmosi”, proprio queste virtù che elenca Romagnoli: il coraggio, lo spirito di sacrificio, l’idealismo. Perché Antigone è Ipazia, che nel IV sec d. c. viene uccisa per difendere il suo amore per la scienza, è Malala Yousafzi,  che ha quasi perso la vita per affermare il diritto allo studio delle bambine pakistane, è Eleonora Pimental de Fonseca, è  Rosa Parks, è Dolores Ibàrruri, e tante altre ancora e, in questi giorni, è la ragazza vestita di rosso che al Gezi Park di Istanbul resta immobile di fronte al getto dell’idrante della polizia, simbolo dell’ accecante splendore della disobbedienza.

Giornate difficili

“Oggi è stata una giornata difficile”, disse Pooh.
Ci fu una pausa.
“Vuoi parlarne?” chiese Pimpi.
“No” disse Pooh dopo un po’. “No, non credo”.
“Va bene”, disse Pimpi, e si sedette accanto al suo amico.
“Cosa stai facendo?” chiese Pooh.
“Niente” disse Pimpi. “Solo, so come sono i giorni difficili. Molto spesso non va di parlare neanche a me nei miei giorni difficili”.
“Ma…” continuò Pimpi, “i giorni difficili sono molto più facili quando sai di avere qualcuno lì per te. E io sarò sempre qui per te, Pooh.”
E mentre Pooh sedeva lì, rimuginando sulle difficoltà della giornata, mentre Pimpi sedeva accanto a lui in silenzio, facendo oscillare le sue piccole gambe… pensava che il suo migliore amico aveva proprio ragione

🐻💛🐷

Piazza

Ieri la mia bambolina che non smette di crescere mi ha chiesto di portarla in piazza.
In piazza c’era il suo amico con il quale ormai intrattiene ore ed ore di conversazioni e videochiamate via whatsapp.

Quindi, per farla contenta, anche se avevo zero voglia l’accompagno.

Mi siedo, la vedo giocare, sorridere, una sicurezza che io non avevo. Si rincorrono e ridono insieme…. che carini .

Beh dai, come papà mi sento contento, non sono geloso, ed in fondo, io non sono mai stato una persona gelosa.
Solo in un periodo della mia vita, in cui sono stato trasformato in un geloso paranoico.
Non era colpa mia.

Tutto inizia a prendere forma nella mia testa mentre la vedo giocare e sorridere e complice la musica, ovviamente penso. Mi creo il mio momento introspettivo.
Penso a come gestire le situazioni del futuro, al mio percorso, a cosa vorrei consigliarle, in fondo vorrei proteggerla da determinate esperienze: impossibile.

Le dovrà affrontare tutte, tutte quelle sensazioni di pancia, quegli assoluti che l’adolescenza le presenterà.

Come mi comporterò alla prima sofferenza d’amore ? Chiederà di me ? E se avessi questa fortuna cosa le direi ? Io poi…. io che mi emoziono per una foglia che cade 😀

Un grande scrittore, Steinbeck, trovò le parole giuste per il figlio Thom quattordicenne, sofferente per amore.

Se sei innamorato, è una buona cosa. Non permettere che nessuno la sottovaluti o sminuisca. Può succedere che quanto senti non sia ricambiato, per una ragione o per l’altra, ma ciò non renderà i tuoi sentimenti meno veri e belli. E non avere paura di perdere. Se deve succedere, succederà. La cosa più importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano via“, il finale, semplice e universale con cui termina la lettera al figlio, è bellissimo! Ma oggi quelle parole basterebbero ancora?

Vedi caro Luigi ? Ancora una volta pensi che la soluzione migliore in fondo sia non affrontare, invece sai che non è così.

Far capire che spesso soffrire per amore è addirittura bello, è comunque una sensazione che ti fa crescere (ma questo può dirlo solo chi non sta soffrendo in quel momento) e che esternando le proprie sensazioni potrebbe venire fuori qualcosa di buono.

Qualsiasi cosa sia, vorrei solo comunicare.
Quanto è brutto non comunicare.

Vivere nel presente

Siamo costantemente alla ricerca della felicità, tutti, nessuno escluso. La aspettiamo,desideriamo, sembra non arrivare mai e se arriva se ne va. E se invece di aspettare iniziassimo a fare qualcosa? Cosa è ?

Cambia sicuramente con il tempo ed in fondo, se ci reflettiamo forse non sappiamo neanche elencari i punti che ci permetterebbero di esserlo. Vero ? Vivere il presente! Quante volte abbiamo letto o sentito dire questa frase?

Senti sempre quel maldipancia ? Quel senso d’insoddisfazione che neanche tu sai bene cosa sia e ti butti sempre in qualcosa di nuovo ?
Basta sempre cercare qualcosa di nuovo ?
Basta trovare il prossimo obiettivo ?
Non sai tu neanche cosa, senti solo quel senso d’insoddisfazione. Basta cambiare il modo in cui guardo le cose ? Basta solo questo ?

Non c’è niente di diverso nella mia vita, ho solo cambiato il modo in cui guardo le cose. Sono rimasto stupito di quanti piccoli momenti di felicità avevo durante ogni mia giornata, anche in quelle più brutte.

Semplicemente non me ne rendevo conto

È inutile aspettare un momento felice, non arrivera mai e saremo perennemente insoddisfatti : è inutile aspettare un giorno di sole e durante tutti gli altri lamentarsi della pioggia, è inutile aspettare il momento per fare. Non esiste il momento buono, mai.

Non è facile, ma una cosa che mi ha aiutato è il barattolo della felicità.

È un modo semplice, ma efficace, per iniziare ad essere consapevoli di quelle piccole cose che ci rendono felici durante la giornata.

Il Barattolo della felicità è un progetto nato dall’idea della scrittrice Elizabet Gilbert, autrice del best seller “mangia prega ama” (Eat pray love) da vedere !!! .

Come creare il barattolo della felicità

Ecco l’occorrente :

  • Un barattolo di vetro
  • Foglietti colorati
  • Matite, pennarelli, penne colorate
  • Un pizzico di fantasia

Oppure, semplicemente un foglio word, un notepad, google keep, cosa che, da buon informatico, preferisco.

Ogni sera, prima di andare a dormire, prendetevi 5 minuti, pensate e scrivete su un bigliettino un momento felice della giornata appena trascorsa, dopodiché mettetelo nel barattolo o sul pc.

Nel barattolo metteremo solo un momento felice, ma ripercorrendo con la mente la giornata per trovarlo, vi accorgerete che ce n’è più di uno. A volte faticherete a scegliere.

Farlo di sera è importante perché vi addormenterete ricordando cose felici e quindi, più rilassati.

Durante la giornata diventerete più consapevoli delle cose belle che accadono e a cui prima non facevate nemmeno caso. Ricordate? Rendersene conto.

Nel mio barattolo a volte c’è una canzone, un semplice sorriso.

Quando il barattolo è pieno o quando ne sentite il bisogno, è arrivato il momento di rileggere i vostri bigliettini.

Sentivo perdermi dentro te. Non avevo mai provato.

Feeling so much

Da sempre ho bisogno di scrivere per ordinare determinate emozioni.
Sono abituato a farlo sin da piccolo perchè mi serve una valvola per tiare fuori qualcosa che la mia vita mi ha insegnato a tenere dentro.

Ma tenere dentro fa male.
Questo l’ho imparato; puoi essere forte o credere di esserlo quanto vuoi, ma alla fine quello che non affronti o che metti da parte trova il modo di presentare un conto.

Oggi scorrendo su Netflix ho notato il documentario su Maradona nella top 10 e devo dire, sforzandomi, me lo sono visto.
Mi sono dovuto sforzare perchè Maradona mi sta antipatico. 🙂 ma poi mi sono chiesto il perchè, (sempre chiedersi almeno 3 perchè ricorsivi 🙂 ) e mi sono reso conto che la mia antipatia non era ben fondata, insomma ho cercato di farmi una idea più consapevole.

Ad un certo punto si vede Marodona così :

Questa è la faccia di uno che ha vinto un mondiale, di uno che professionalmente è riuscito in tutto ai massimi livelli, una persona ricca, una persona che nei sogni della maggior parte delle persone dovrebbe essere solo il dipinto della felicità.

Eppure, eppure non è felice.
Chi sa la storia conosce solo il tormento di quel periodo e del successivo.
Quindi, anche se scontato, non è sicuramente il riuscire professionalmente o essere ricco, avere una famiglia, a renderti felice.

Concetto banale, apparentemente però, perché in fondo se pensiamo al motivo per il quale proprio in questo momento non ci sentiamo felici spesso è proprio perchè vorremmo avere una promozione, vorremmo avere qualche soldo in più, non è forse così ?
“ahhh se vincessi al superenalotto !!!” si sente spesso dire.

Continuerò ad essere banale, ma allora cos’è davvero la felicità? Credo che capirlo sia una delle più grandi conquiste di ciascuno di noi, forse qualcuno trova una strada, perché la strada va costruita. E’ un percorso, soprattutto di conoscenza.

In maniera spesso inconsapevole, cerco di evitare i dolori (emozioni negative) e di provare piacere (emozioni positive) ma raramente ho un’idea chiara di cosa sia davvero la felicità, e di come ottenerla.
Alcune volte l’ho confusa con l’adrenalina, altre volte con la soddisfazione, altre ancora con il senso di potere.

Nei testi di autori e filosofi del calibro di Schopenhauer e Leopardi, la felicità è vista come una chimera, una pura illusione, ed è forse così.
Certi dicono che la felicità sia trovare se stessi e donare ad altri amore (beh qua sono un fallimento totale…)
Altri dicono che La felicità è quello stato mentale nel quale non ci si vuole trovare in nessun altro stato mentale. Ma questo stride terribilmente con la natura dell’uomo.

Quindi ?

Quindi non è facile. Non è immediato. Non c’è una linea guida, e se leggi qualcuno che cerca d’indicarti una strada, scappa!

Serve allenamento, serve studio, serve l’esercizio continuo per espandere la propria consapevolezza.

Ecco perchè ne sto scrivendo. Per me.

Non c’’è nulla di più bello che lavorare su se stessi, giorno dopo giorno, per conoscersi, capirsi, guidare la propria vita.

Chiediti, chiediti sempre se sei felice, ed il perchè sei o non sei felice. Lavoraci con i tuoi tempi. Interrogati non solo quando non lo sei !
Fatti aiutare ogni tanto: non significa avere problemi, è fondamentale che qualcuno ti dia una chiave di lettura diversa dalla tua.

Tornando al documentario, mi sono innamorato di Diego, delle sue fragitlià. Lo ringrazio per avermi donato questa serata introspettiva!
L”ultimo pezzo del documentario che condivido qui è davvero commovente.

Come mi sento

Inizio a sentirmi meglio, non so se sia per merito della psicanalista e del mio percorso, ma certe cose mi fanno meno male.

Inizio a capire come non richiamare a me ricordi ed azioni che mi fanno stare male

A volte penso di essere un emotivamente un bimbo che ha appena messo il naso fuori dalla porta.