Sensibile e introverso

Chiamo il time-out.
E’ il momento di dare la carica alle ragazze, è il momento di far notare che un’atleta è molle e che dovrebbe stare più attenta.
Porca troia, a quell’altra ho detto cento volte di stare dietro.

Ma è li che il mio cervello fa crack.
Il tempo inizia a scorrere lentamente come nel classico film dei super-eroi vedo tutto a rallentatore e guardo quell’atleta al quale dovrei proprio dire di svegliarsi ma non riesco.
Ho più voglia di abbracciarle, donare un pò di energia ad ognuna, dire che andrà tutto bene e che è dentro di loro che devono cercare quella forza, non essere io a tirargliela fuori.
Sono adulte.

Perchè non riesco ? Perchè in questo momento dopo la sconfitta sento il bisogno di pensare ad ogni singolo dettaglio, capire cosa si poteva fare meglio, dove ho sbagliato, perchè non sono stato questo allenatore brillante che spronava urlando.
Gli allenatori spronano urlando.

Non riesco. Non ci sono riuscito.

Non riesco a dirle chiaramente che ha sbagliato perchè ho paura di ferire i suoi sentimenti, ho paura di metterla a disagio davanti al gruppo, ho paura di essere giudicato, ho paura di peggiorare la situazione, ho paura di ottenere l’opposto di quello che voglio ottonere, ho paura di rovinare il rapporto, ho paura di andare ad aprire una ferita. E se lei odiasse essere ripresa ? Essere al centro dell’attenzione?
Ma cazzo Luigi eh, devi solo dire di darsi una svegliata perchè stà giocando peggio di quello che sono abituato a vedere: è chiaramente in bambola.

Il risultato è un me impacciato che chiaramente non sa gestire questa situazione che oscilla nel dire una cosa ma lo dice in maniera calma. Odio questo stadio: è come essere ai comando di un corpo non mio, dal quale vorrei uscire, non è timidezza no; la timidezza è un’altra cosa e so di non esserlo ma sembro e la cosa mi urta ancora di più.
L’immagine dell’allenatore brillante che sa motivare, capire la situazione ed incoraggiare non sono io.

Seduto sul divano penso a questa dinamica, a quante volte è successa una cosa simile e come sempre cerco di trovare una chiave di lettura per migliorarmi e capire e non basta riflettere che è la seconda volta che sono in panchina, che come spesso succede, ho milioni di cose a cui pensare tutte insieme, al corso di arbitri che dovevo fare proprio questa sera e che non ho potuto fare, al doverlo dire a quel dirigente che ne rimarrà deluso… al dover fare mille cose perchè non so mai dire di no.

Hey ma un momento…. ma non è c’entra di nuovo questa sensibilità ? Il non voler ferire qualcuno ? Non deludere qualcuno,

Pensa, pensa Luigi.

Essere te segnica percepire un tono di voce distante durante una telefonata, riconoscere l’ansia, la paura e la tristezza nella faccia degli altri.
Essere te significa fare caso a tutto, e con “tutto” intendo veramente qualsiasi cosa : un cane solo, una persona che esce prima di me da una seduta terapeutica : “quale sarà il suo problema? Vorrei parlarci; un’atleta che è in difficoltà e ti scruta per capire qualcosa da te, un colore diverso del cielo, un sorriso più sentito, una parola sincera in mezzo a mille parole anonime. Il silenzio.

Essere sensibili significa vivere dieci, cento, mille volte ogni giorno.
Non riesci a fregartene, farti gli affari tuoi, lasciar perdere.

Non è timidezza, è evitare di rompere gli status-quo delle persone che spesso mi fa sembrare schivo. In maniera eccessiva. Ma non è sempre così, non sono stato sempre così. Perchè a volte essere me, mi da fastidio?

Diagnosi quindi ? Introverso sicuramente, ma introverso altamente sensibile ? Sto confondendo o mischiando qualcosa ? In questo percorso di conoscenza ed accettazione di me è qualcosa sulla quale c’è ancora qualcosa che non capisco.

Allora passiamo alla solita bilancia : sicuramente ci sono delle caratteristiche nella quali mi ci rivedo alla grande, positive, che ho accettato

Profondissima quiete, che porta grandissima capacità di concentrazione, prudenza. Conoscono intimamente le persone con le quali entro in contatto, adoro farlo. Più che mettermi in mostra amo tacere, riflettere, ascoltare.
Sono tendenzialmente saggio, e amo approfondire e spesso divento grande esperto in quello in cui mi applico.
Leggo il pensiero e per empatia conosco bene le persone e cerco di metterle a proprio agio, prevedendo e prevenendo conflitti e favorendo un clima sereno nel quale amo stare.
Sono super indipendete e autosufficiente , lontano dai condizionamenti .
Non ho paura di mettermi in mostra se è per lavoro, chissà perchè ? Sono un buon team leader per le cose appena elencate.

Ma come tutto c’è un polo negativo vero ? yin yang belli miei. Proviamo a tirarli fuori… (ODIOOO QUESTA PARTE 🙂 )

Sono spesso invisibile, una scienziato pazzo che lavora da solo e la grandissima capacità di introspezione e concentrazione dell’introverso mi porta anche una certa difficoltà nel rapportarmi con gli altri nelle situazioni più critiche e concitate.
Se c’è un problema devo fare da solo e poi tornare con la soluzione. Mosè con le tavole.

Spesso in quelle situazioni sento

  • imbarazzo
  • Sovrastimolazione che può sfociare anche in aggressività verso gli altri
  • Pensiero ossessivo
  • Timore del conflitto e passività
  • Isolamento

Quindi, sono un buon allenatore ?
Oggi credo proprio di no. Avrei voluto essere meno invisibile ma nella mia testa c’era un caos e la volontà di credere nelle mie atlete, farle stare nelle cose e non stimolarle verbalmente ed emotivamente.

Il problema è che non tutti sono come me, alcune hanno bisogno di essere stimolate!

In ogni caso scrivere, come spesso succede, mi sta facendo bene e sono contento quando riesco a conoscere un pezzo di me, a capirmi . Il malumore di questa sconfitta si sta trasformando in un’occasione di crescita, che non è mica una cosa positiva come dicono proprio i grandi allenatori ?

Bravo Luigi, continua così.
Man mano stai sistemando tutto e anche se dovessi fallire, il provarci mi fa stare meglio con me stesso.

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